Pomigliano d'Arco e l'industria automobilistica...
A Pomigliano nel 1968 (precisamente il 28 aprile) inizia una nuova esperienza industriale con la costruzione dello stabilimento dell’Alfa Sud sull’area del vecchio aeroporto. Il nuovo stabilimento avrebbe dovuto soddisfare una serie esigenze tra cui la domanda di lavoro nelle regioni meridionali dando fine così ai flussi di emigrazione verso le città industriali del Nord.
Lo stabilimento dell’Alfa Sud fu realizzato molto velocemente e già nel novembre del 1971 fu presentata al Salone di Torino la prima Alfa Sud. Nella primavera del 1972 ci fu la commercializzazione della prima serie.
Gli anni settanta furono anni molto difficili, iniziarono processi di riorganizzazione e ristrutturazione per cui, nel gennaio del 1981, Alfa Romeo S.p.A. assume il ruolo di società capogruppo.
Nel 1986 iniziò la commercializzazione della produzione anche con l’estero.
Nel corso degli ultimi vent’anni, lo stabilimento Fiat-Alfa Romeo di Pomigliano d’Arco è stato sottoposto a profonde innovazioni tecnologiche ed organizzative che hanno consentito notevoli miglioramenti.
L’Alfa Romeo
L’avvocato De Cicco scrisse un manifesto rivolgendosi al comune di Pomigliano D’Arco nel quale dava il benvenuto ad una nuova azienda “ALFA ROMEA”, DOPO LA CREAZIONE DI QUESTO GRANDIOSO CANTIERE, POMIGLIANO HA RAGGIUNTO IL SUO MASSIMO SPLENDORE.”
A distanza di poco tempo dalla diffusione della notizia che sul territorio pomiglianese sarebbero iniziati i lavori del grandioso cantiere, gli abitanti iniziarono a farsi un’idea di ciò che sarebbe potuta divenire questa cittadina.
Un fotogiornale napoletano “IL ROMA” datato 1 Aprile 1939 così conserva nel suo titolo: "Il fondatore dell’Impero, cioè il duce, ha dato inizio stamane ai lavori del grande stabilimento aeronautico che sorgerà tra Pomigliano D’Arco e Acerra."
A dire la verità, per l’assegnazione dell’Alfa Romeo non ci fu solo Pomigliano come candidata ma anche altri paesi, ad esempio la zona dei Mazzi in provincia di Caserta e quella di Boscofangone tra Marigliano, Cancello e Nola.
Fu scelta Pomigliano poiché era formata da terreni semi paludosi, che con il loro grado di umidità favorivano il formarsi di correnti di venti ascensionali, le quali aumentavano la potenza alare degli aerei. Così fu costruita l’Alfa Romeo; da allora in poi i ritmi del processo evolutivo pomiglianese iniziarono ad essere molto più intensi ed accelerati.
L’Alfa Romeo fu uno stabilimento voluto e concepito per esclusivi fini bellici. Con un impegno iniziale di circa 3000 addetti, le commesse del neonato stabilimento furono, inizialmente, la produzione di motori per aerei in attesa della ultimazione dell’aeroporto. Nell’occasione specifica dell’Alfa Romeo, all’IRI non fu assegnato alcun obiettivo di sviluppo economico-sociale da perseguire.
L’Alfa Romeo fu un investimento militare, il cui unico obiettivo era quello di contribuire alla riduzione dell’arretratezza bellica della nazione. Dunque non un’azienda destinata ad essere competitiva per il mercato. Verosimilmente si può ribadire che la decisione di realizzare sul territorio pomiglianese lo stabilimento aeronautico “Alfa Romeo”, con annesso un aeroporto, rispondeva esclusivamente a logiche, schemi e piani militari che Mussolini ed i gerarchi fascisti avevano ben studiato.
È opportuno sottolineare l’assenza totale delle forze locali da ogni meccanismo e sede di decisione inerenti la costruzione dello stabilimento “Alfa Romeo”. La prima volta che vi fu un rapporto diretto tra L’Alfa ed il Comune di Pomigliano D’Arco in materia di uso del territorio comunale fu quando l’ing. Fittone si rivolse a nome dell’azienda all’ufficio imposte.