Pomigliano d'Arco: l'età feudale
Essendo sorta in maniera dipendente da Napoli, Pomigliano ne seguì le sorti e fu assorbita nel Regno come feudo. All’inizio, pare che il feudo di Pomigliano fosse tutt’uno con quello di Acerra ed i primi signori di queste terre furono Roberto de Medania, e Diopoldo detto Alemanno.
Il primo feudatario di Pomigliano D’Arco fu Riccardo Filangieri. Ma uomo di sommo valore fu il francese Guglielmo detto Stendardo, maresciallo del regno e capitano generale di terre del Lavoro. Nel 1271 Pomigliano passò al primogenito di Guglielmo che fu nominato da Carlo II suo esecutore testamentario per le sue insigne nelle armi e nel valore.
A lui successe il suo quartogenito Tommaso, ciambellone di corte e più volte capitano in guerra. Il suo unico figlio, Filippo, morì senza eredi, e nel 1343 Pomigliano passò sotto il dominio di Giovanna I e, successivamente, di Sancia di Maiorca, seconda moglie di Re Roberto D’Angiò. Il 28 Luglio del 1345 quest’ultima morì e i possedimenti passarono al suo congiunto D’Angiò.
In seguito, nel 1353, Pomigliano fu donata al suo compagno Pietro di Toccò, il quale lasciò i suoi possedimenti al figlio Gulglielmo, che ribelle a Ladislao, venne da quest’ultimo catturato nel 1408 e, in cambio della libertà, dovette vendere tutto. Pomigliano passò a Gorello Origlia, il quale ebbe l’abilità di trasformarsi da uomo di toga a uomo di spada.
Il figlio Giovanni fu suo erede nei feudi di Pomigliano, Ottaviano, Mariglianella, Casal d’Arnone, ma nel 1420 fu spogliato dei suoi beni da Giovanna II. Dopo alcuni anni i possedimenti tornarono alla famiglia Orsini precisamente a Galezzo, figlio di Giovanni. Dopo varie difficoltà, nel 1466, Diomede Carafa essendo ben voluto dal re ebbe tra i suoi possedimenti anche Pomigliano: iniziò così il dominio di casa Carafa. Diomede fu il vero fondatore di questo ramo, morì nel 1487 illustre ed onorato, il suo successore fu il figlio Giantommaso che fu capitano delle forze aragonesi durante l’invasione di Carlo VIII. A lui successe il figlio Diomede II.
Pomigliano fu poi venduta dai Grimaldo per 45.000 ducati a Vespasiano del Balzo.
Nel 1627 la Città fu acquistata da Giovanvincenzo Strambone, ma dopo il suo arresto e la sua fucilazione ebbe come successore suo figlio Andrea il quale, proprio come il padre, fu nominato sindaco di Napoli. Andrea Strambone si rifugiò a Somma per la terribile pestilenza del 1656, perse moglie e figli; si risposò ed ebbe due figli di cui uno sordo dalla nascita. Alla sua morte, nel 1661, per ovvie ragioni il suo successore fu il secondogenito Girolamo, che ebbe un’unica figlia, Teresa, la quale morì nel 1744 e fu trasportata da Napoli a Pomigliano. Girolamo, rimasto solo quasi novantenne, il 27 Febbraio del 1749 cedette i suoi feudi alla Corona. Gli ultimi feudatari di Pomigliano furono i Cattaneo che acquistarono per 237.706 ducati tutti gli stati degli Strambone, compreso Pomigliano quindi. Francesco prima, e poi ancora il figlio di quest’ultimo, Augusto, furono gli ultimi feudatari di Pomigliano.
Con la caduta del feudalesimo, all’inizio del XIX secolo, si chiude un’epoca in cui la crescita della popolazione fu lentissima.