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Intervista a Pasquale Panico

Intervista a Pasquale Panico, uno dei sopravvissuti ai bombardamenti su Pomigliano D’Arco durante la 2° Guerra Mondiale.

Durante i bombardamenti come trascorrevate il tempo nel rifugio antiaereo?
Avevamo tanta paura, perché gli alleati sganciavano le bombe sull’Alfa Romeo; durante quel periodo ce la siamo vista “nera”, come suonava la sirena correvamo nel rifugio e trascorrevamo le giornate pregando che finisse tutto.

Ci sono stati molti bombardamenti a Pomigliano D’Arco?
Tantissimi. Sul ricovero non ce ne sono stati, ma sull’Alfa Romeo molti (L’Aerfer fu distrutta).

Quando Pomigliano è stata occupata, in quei momenti di terrore, come avete reagito?
In quel momento cercavamo di sopravvivere. Siamo stati occupati dai Tedeschi, anche se erano i nostri alleati. Tre tedeschi tenevano in stato di paura e allarme tutta la città di Pomigliano, compresa la stazione dei carabinieri.

Prima che iniziasse la 2° guerra mondiale, la cavità sotterranea esisteva già
No. Prima che iniziasse la guerra i ricoveri non c’erano

Quando è stato costruito il rifugio antiaereo?
Il rifugio fu costruito nel 1939-1940, per opera di Mussolini.

Quando cessarono i bombardamenti Pomigliano com’era diventata, cosa era cambiato?
Arrivarono gli americani e incominciammo a mangiare. A quei tempi ero un bambino, andavamo a scartare un po’ di cibo negli avanzi degli americani, tornavamo a casa li ripulivamo, e li mangiavamo.

Il municipio fu incendiato?
Non fu incendiato, ma era divenuta una struttura fatiscente.

Quante persone sono morte durante la guerra?
Tante. In quegli anni presso il campo di pallone (lo stadio), proprio durante una partita fu sganciata una bomba sul campo dove morirono molte persone innocenti.

C’erano molti Partigiani?
Non c’erano partigiani a Pomigliano; chi si diceva partigiano è uscito alla scoperta solo quando sono andati via i tedeschi.

Cosa racconta ai Suoi figli ed ai Suoi nipoti?
Un giorno, a tavola, ai miei figli raccontavo quanto sono fortunati a non soffrire la fama. Ai miei tempi, durante quei giorni bui (la guerra), vivevamo con 200 kg di pane a persona, al giorno. Il cibo era distribuito con la tessera.

Che cosa altro ci può raccontare?
Quando fu costruita l’Alfa Romeo ero un ragazzino; in quella zona furono piantati degli alberi, c’erano anche alcuni alberi di noci, e per guadagnare un po’ di soldi portavo con me un sacchetto, le raccoglievo per venderle alla fabbrica dell’ alcool. Quando fu distrutta la fabbrica dell’Alfa Romeo, tra le macerie andavo a raccogliere del ferro, per venderlo con lo scopo di comprarci un po’ di cibo. Spesso andavo a rubare tra i rottami tutto ciò che potevo portare via. Durante l’occupazione dei tedeschi, prima che fosse smantellata l’Alfa, sapendo che agli occupanti era gradita la frittata con uova e cipolle, eravamo soliti barattare le uova delle nostre galline con il pane nero a forma ovale che loro mangiavano. Una mattina, recandomi pressoun ufficiale dei tedeschi, in una della tante baracche di legno per scambiare le uova con il pane, questi dalla sua finestra prese le mie uova, le ruppe nel tegamino e mi gettò i gusci in faccia, senza darmi il pane. Me ne andai piangendo, quel giorno non avrei mangiato.

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